Moltiplicatori di focale

Molti fotografi, prima o poi nel corso della loro attività, si trovano nella necessità di fotografare “lontano”, ossia di voler riprendere a piena inquadratura soggetti situati a grande distanza, o a distanza comunque notevole rispetto alle loro dimensioni. In questo caso è apparentemente d’obbligo il teleobiettivo, o addirittura il super tele, ma i costi di questi obiettivi sono davvero alti quando non proibitivi, come nel caso dei secondi.

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Certamente, se il fotografo è un professionista e il fotografare “lontano” fa parte della sua attività lavorativa è chiaro che il pur elevato costo di un super tele verrà ammortizzato nell’ambito della sua gestione economica “d’impresa”; ma se egli è un fotoamatore, che magari vuole cimentarsi nella fotografia naturalistica, oppure uno studioso che usa la fotocamera per inquadrare dettagli di edifici o opere d’arte, ecco che quella spesa diventa insostenibile, anche rivolgendosi al mercato dell’usato.

Esiste però una soluzione intermedia, che non ha ovviamente le medesime garanzie di qualità ottica di un vero obiettivo, ma che permette di accedere alle grandi lunghezze focali oltre il 200mm per capirci con una spesa modica (in ogni caso non bassa se ovviamente vogliamo tenere comunque la qualità a un livello accettabile). Stiamo parlando dei “duplicatori di focale”.

Duplicatori di focale

Il termine lascia già capire che si tratta di strumenti in grado di duplicare la lunghezza focale di qualcosa. Cosa? Ovviamente di un obiettivo. Ecco quindi che abbiamo già spiegato di cosa si tratta e di come si usano. Sono degli aggiuntivi ottici che vengono montati tra corpo macchina e obiettivo e hanno la funzione di moltiplicare la lunghezza focale di quest’ultimo per un determinato valore fisso.

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Il termine “duplicatore” può infatti trarre in inganno, dato che esistono certamente dei modelli che hanno un fattore di moltiplicazione 2x, ma anche versioni che si limitano a valori più bassi come 1.6x e 1.4x. Ecco quindi che la definizione più corretta è “moltiplicatori di focale”, lasciando quella di “duplicatore” solo ai 2x. In inglese vengono detti teleconverter; alcune case produttrici li definiscono anche extender.

Cosa significa “moltiplicare la focale”?

imagesQC5F62OH MOLTIPIn parole povere, se montiamo un “moltiplicatore di focale” da 2x dietro (dietro perchè esso di interpone tra corpo macchina e obiettivo) a un 100mm esso “diverrà” un 200mm. O meglio, nel mirino della fotocamera vedremo l’inquadratura di un 200mm e non più quella del 100mm; non è infatti l’obiettivo che si trasforma, ma la lunghezza focale del complesso moltiplicatore+obiettivo che cambia.

Se avessimo usato un moltiplicatore da 1.6x avremo ottenuto l’inquadratura di un 160mm, con un 1.4x quella di un 140mm.

Pregi e difetti dei moltiplicatori di focale

Sembra l’uovo di Colombo. Ecco tutti a chiedersi: “allora, se è così facile arrivare alle grandi lunghezze focali, perchè c’è ancora chi spende migliaia di euro per un super tele?”

La risposta è nel fatto che, come tutte le cose, anche questi aggiuntivi ottici oltre ai pregi hanno anche dei difetti, e non sono difetti da poco. Essi assorbono luce e introducono distorsioni ottiche nell’immagine.

Diminuzione della luminosità

La moltiplicazione di focale dell’obiettivo dietro al quale viene montato non avviene per puro miracolo, come la moltiplicazione del pani e dei pesci di evangelica memoria. Quel che la rende possibile è comunque un’insieme di lenti (raccolte in gruppi come per gli obiettivi) ed è inevitabile che esse assorbano luce. Ecco quindi che tutti i moltiplicatori “rubano diaframmi” all’obiettivo.

Questa frase, presa a prestito dal gergo dei fotografi smaliziati, sta a significare che il moltiplicatore assorbe luminosità riducendo quindi quella finale rispetto all’obiettivo. Il fattore di assorbimento è misurato ed espresso dai costruttori sotto forma di “stop” o diaframmi sottratti, ed è fisso come avviene per il fattore di moltiplicazione.

Prendiamo a esempio il “duplicatore di focale” della Canon modello EF 2.0X III. Il suo fattore di moltiplicazione focale è 2x, quindi usandolo in accoppiamento con un 200mm otterremo l’inquadratura di un 400mm. Per contro esso è caratterizzato da un fattore di assorbimento della luminosità di 2 stop, ossia sottrae 2 “diaframmi” all’obiettivo. Se il 200mm con cui viene accoppiato è un f2.8, ecco che la luminosità minima del complesso duplicatore+obiettivo sarà di f5.6.

Di conseguenza dovremo diminuire i tempi di due stop per tornare alla giusta esposizione che avevamo senza montare il duplicatore.

Se avessimo utilizzato un moltiplicatore con fattore inferiore a due, ad esempio 1,4x, la caduta di luminosità sarebbe stata ovviamente minore, diciamo grossomodo attorno a 1 stop.

Un confronto che rende l’idea dell’influenza effettiva di questa caratteristica negativa si può fare ponendo a paragone alcuni prodotti di casa Canon composti per avere sempre una configurazione finale in grado di fornire una inquadratura per la lunghezza focale di 600mm.

  • Obiettivi / costo / lum. max
  • 300mm f4 + duplicatore 2x / 1695+512=2207 euro / f8
  • 300mm f2,8 + duplicatore 2x / 6631+512=7143 euro / f5.6
  • 600mm f4 / 13755 euro / f4Da questo confronto sembrerebbe quindi palese che la soluzione migliore sia quella di un onesto 300mm / f4 accoppiato a un duplicatore di focale.
  • A sostegno di questa ipotesi abbiamo addirittura altri due elementi:
  • Come si vede la differenza (essendo sempre fissa a 600mm la lunghezza focale risultante) sta solo nell’apertura massima di diaframma disponibile, ossia nella luminosità. Passare da f8 a f5.6 costa più del triplo, mentre il salto da f5.6 a f4 comporta un ulteriore raddoppio del costo/attrezzatura.
  • le fotocamere digitali, grazie alla loro crescente capacità di lavorare ad alte sensibilità, permettono di recuperare facilmente uno o due stop persi semplicemente alzando gli ISO di lavoro
  • avere un 300mm e un addizionale che lo porta a 600mm è una configurazione molto più flessibile rispetto a un 600mm fissola prima considerazione, ossia quella sul recupero della luminosità persa attraverso l’aumento della sensibilità di lavoro, può valere nella scelta del 300mm, tra f2.8 e f4. Perchè? Perchè esiste però un secondo difetto dei moltiplicatori che deve necessariamente essere tenuto in considerazione, ed è quello del peggiormento della qualità ottica.I moltiplicatori sono fatti da lenti e ciascuna di esse, per quanto la loro configurazione finale sia studiata e ottimizzata, introduce distorsioni e magagne nell’immagine. Certamente le case produttrici hanno fatto passi da gigante nel migliorare il tutto, ma le problematiche restano e si vedono a occhio nudo nelle immagini.Va riconosciuto che i moderni software di “apertura” dei file RAW, sfruttando al meglio le informazioni raccolte nei dati exif dai computer di bordo delle fotocamere e degli obiettivi di ultima generazione, permettono buoni recuperi della caduta di luminosità agli angoli dell’immagine (vignettatura), ma certamente non possono ricostruire la qualità e la definizione perse.Moltiplicatori si o no ? Non esiste una risposta, ma esistono valutazioni che ciascuno deve fare rispetto alla propria realtà partendo dai punti fermi che riguardano i moltiplicatori:
  • Dopo questa approfondita analisi siamo quindi giunti alla domanda cruciale che davvero interessa al fotografo: comprare o meno un moltiplicatore?
  • Il problema del deterioramento della qualità ottica si evidenzia in maniera particolare se usiamo le immagini su stampa a grande formato o per pubblicazioni editoriali a pagina intera o doppia pagina; se invece ne prevediamo l’uso solo su internet, supporti multimedia o stampe di piccolo formato, ecco che questo difetto diventa meno influente.
  • La medesima foto fatta con un 300mm+2x e con un 600mm svela impietosamente il motivo dell’affermazione appena fatta. Nonostante tutte le affermazioni dei produttori e di certi recensori ottimisti, la differenza di qualità c’è e si vede a occhio nudo.

Peggioramento della qualità ottica

  • Questo in teoria, ma la pratica porta a valutazioni diverse. Vediamo perchè:
  • Ci si deve poi interrogare sull’attività fotografica che si vuole svolgere e sulle proprie aspettative
  • costano meno rispetto al corrispondente obiettivoLa scelta si orienterà su complesso obiettivo+moltiplicatore se:
  • abbassano la qualità dell’immagine
  • riducono la luminosità
  • La scelta cade di preferenza su un singolo super tele obiettivo se:
  • è necessario raggiungere focali estreme
  • la ridotta luminosità può essere agevolmente recuperata con aumento della sensibilità di lavoro
  • si scatta sempre in RAW, con fotocamera e obiettivi di ultima generazione
  • non è necessario estrapolare parti dell’immagine per ingrandirle (particolari)
  • non ci aspetta una qualità assoluta e impeccabile
  • le immagini non devono essere stampate in grande formato
  • l’uso è professionale e si può scaricare fiscalmente il costo
  • la qualità massima è sempre richiesta
  • le immagini andranno stampate in grande formato o sono destinate all’editoria di qualità
  • è necessario estrapolare dettagli dalla foto.
  • Chi non può invece fare a meno dei moltiplicatori sono invece i fotografi di gossip, i famosi paparazzi, e gli investigatori privati. Entrambi devono infatti fotografare soggetti molto distanti restando allo stesso tempo invisibili, più che nel caso degli animali. Nel loro lavoro, inoltre, la qualità ottica conta meno che in altri campi.

Moltiplicatori di focale sul mercato Nikon

  • Nikon propone tre modelli, con fattori di moltiplicazione 2x, 1.7x e 1.4x. Il primo è ancora disponibile nella versione recente, la III, e in quella precedente.
  • I primi ricorrono a super tele obiettivi preceduti addirittura da 2 moltiplicatori, che certamente abbattono la luminosità, ma consentono di raggiungere lunghezze focali impressionanti. I secondi usano piccoli tele associati a moltiplicatori, per avere allo stesso tempo notevoli lunghezze focali ma ingombro (e quindi visibilità) molto ridotte.
  • Inoltre, la scelta di un super tele piuttosto che un moltiplicatore è consigliata quando si lavora con la fotografia di animali, in particolare con lunghezze focali molto alte (da 600mm in su); in questo caso, sia la natura stessa del soggetto che il notevole ingrandimento rendono necessario lavorare con tempi alti (veloci) per evitare il mosso, tanto dell’animale quanto del fotografo. Avere una ridotta luminosità rappresenta un fattore negativo che può diventare esiziale nel caso di fotografia in condizioni di luce ridotta, quindi tramonto, alba, nuvoloso.
  • TC-20E III Teleconverter
  • TC-20E II Teleconverter
  • TC-17E II Teleconverter
  • TC-14E II TeleconverterCanon offre un modello 2x e un 1.4x, entrambi ancora disponibili sia nella versione più recente, ossia la III, che in quella precedente, con ovvie differenze di prezzo.
  • Canon
  • EF 1.4x III
  • EF 2.0x III
  • EF 1.4x II
  • EF 2x II
  • Kenko (per Canon e Nikon)
  • 1.4x mc converter dgx pro 300
  • 2x mc converter dgx pro 300
  • Sigma (per Canon e Nikon)
  • teleconv. 2.0 af ex dg apo
  • teleconv. 1.4 af ex dg apo p.can

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